MARRAKECK

Libri e guide
(a cura della Redazione)
Marrakech dietro le antiche porte - viaggio curioso nella città dei riad

Marrakech dietro le antiche porte
Viaggio curioso nella città dei riad
di Barbara Bertuzzi, Editrice Polaris, pagine 357, Euro 25,00.
Dimenticate gli itinerari classici da bruciare in una manciata di ore. Marrakech ha mille volti, è una città che va assaporata. Capita. Scrutata. Vissuta. Una leggenda narra “dei fili invisibili tesi dai Sette Santi di Marrakech che tengono prigionieri i cuori dei forestieri che si avventurano per la prima volta”. Questo libro è un viaggio alla scoperta della seducente città del Marocco, dipinta e raccontata da artisti, scrittori, personaggi della moda come Yves Saint Laurent o da statisti come Churchill, che nell’insolita veste di pittore, amava ritrarre dal balcone dello storico Hotel La Mamounia.
La città è stracolma di affascinanti contrasti. Variegata di colori, sapori, odori. Pullulante di rumori e suoni. Che cessano improvvisamente quando si entra in una caratteristica casa araba con corte alberata. Dietro grandi porte borchiate si nasconde un mondo inebriante, silenzioso, magico. Questo libro offre spunti curiosi per scoprire una Marrakech talvolta dimenticata, sconosciuta. E fa di più: si spinge oltre fino a esplorare nuove, avventurose, rotte lungo le sommità dell'Atlas o ai confini del deserto del Sud.
Lasciatevi condurre nei quartieri medievali della medina, dormendo in uno dei tanti Riad un tempo abitati da leggendari pachà o influenti saggi dell'Islam, oggi splendide dimore per viaggiatori instancabili. Seguite i consigli di chi Marrakech la vive ogni giorno, da anni. Affinate il palato gustando la cucina dei Riad e imparate a dosare le spezie (è questo il segreto dei piatti tipici delle grandi famiglie marocchine). Infine lasciatevi incantare da storie di vita che si intrecciano e alimentano il mito della Marrakech cosmopolita. L'oasi dove tutti si incontrano o vorrebbero incontrarsi.
Nel volume vengono riportati oltre 50 riad illustrati, più di 100 percorsi tematici in medina, 60 escursioni fuori Marrakech, 50 ricette della tradizione marocchina, oltre 650 tra foto, disegni e mappe, tante curiosità, mete da non mancare, indirizzi per lo shopping, intelligente, corsi di cucina e ateliers d'arte, ristorantini di strada, attività sportive, esperienze culturali e di solidarietà sociale.
L'Autore
Barbara Bertuzzi, nata a Bologna, la città dove vive, è giornalista pubblicista e viaggiatrice appassionata. Attenta ricercatrice di antiche tradizioni popolari e cultrice di gastronomia, ha pubblicato Cucinare alla Bolognese (Pendragon, 2004), Bolognese Cooking Heritage (Pendragon 2004), Il manuale di cucina bolognese (Pendragon, 2006) e la guida dedicata al turista del golf, Il grande libro del Golf in Italia (Pendragon, 2005). Per la RAI ha condotto la rubrica "Storia del Cibo". Sedotta e rapita dal fascino della medina di Marrakech, dal suo valore storico talora inespresso e nascosto, ha abitato per otto mesi in un derb (vicolo) all'interno delle millenarie mura. E ha scritto questo libro.

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Marocco low cost


Nella terra da "Mille e una notte", idee e consigli per soggiorni "senza stelle": i Riad marocchini più economici ed affascinanti



Marocco low cost - Nella terra da "Mille e una notte", idee e consigli per soggiorni "senza stelle": i Riad marocchini più economici ed affascinanti.
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E’ il “regno dell’occidente” dell’Africa Settentrionale, dalle coste accarezzate dalle acque del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Altantico. Il Marocco racconta una storia millenaria dalle colonizzazioni imponenti: dai fenici ai cartaginesi, dai romani ai vandali, senza scordare bizantini ed arabi. Un mondo di contrasti in armonia, in una dimensione parallela, quasi magica, dalle immense distese di sabbia che si alternano alle montagne dalle vette innevate, afosi deserti dalle dune intonse e fiumi dalle fresche acque. Una terra d’incanto, ma al contempo anche economica. Da “Mille e una Notte”, ma senza troppe “stelle”.
La soluzione più immediata per dei soggiorni economici è HostelBookers.it: da qui bisogna lasciarsi guidare dai colori e dalle sensazioni che le foto richiamano. Quello di Dar Chifra, nel cuore di Fes, é situato in cima ad una collina con splendida vista panoramica sulla medina della cittá imperiale. A colazione il tradizionale té alla menta con dolci locali, servito nel patio, mentre per il relax l’immancabile hamman per momenti di sano ozio. A partire da 45 euro, colazione inclusa.
Nella bella città di Marrakech, il cui nome significa “Terra di Dio”, il Riad Jomana, tra le classiche stradine della medina. Solo 2 stanze private e 2 suite, ma tante comodità e massaggi total relax. 39 euro a notte per una doppia. A Casablanca, invece, c’è il Riad Jnane Sharazade, per rivivere le autentiche atmosfere romantiche del film di Humphrey ed Ingrid, con il tradizionale design marocchino e l’Art Deco: dai 50 euro in su.
Essaouira, città affacciata sull’Oceano Atlantico, è particolamente famosa per il suo antico insediamento hippy, che pare abbia ospitato anche Jimi Hendrix nei lontani Sixties. Qui c’è il riad Zahra, con la sua architettura in bilico tra stile andaluso ed arabo. Tanti i servizi offerti, tra cui piscina, TV satellitare, servizi per ragazzi, solarium. Finanche una scuola di surf. Il tutto a partire da 58 euro.
Proseguendo nel viaggio per il Marocco, un altro riad è quello di Zahraa, a Meknes, città imperiale sita nel Nord del Marocco. Nascosta nel dedalo di stradine della medina, presenta un bel giardino con arcate in stile arabo, mobili intarsiati a mano, pavimento in maiolica e tappeti berberi. 44 euro a notte per doppia o matrimoniale. Colazione inclusa, ovviamente. Perché noi non ci facciamo mancare niente.

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Marrakech
Marrakech è la città rossa che dà il nome al Marocco. E’ la città imperiale racchiusa tra le mura dorate di un impero antico, vicina e allo stasso tempo lontana. Visitare Marrakech significa immergersi, dopo sole poche ore di volo, in un mondo diverso e piacevole, dai sapori forti ed i colori intensi.
E’ un luogo frenetico da cui è necessario lasciarsi trasportare perdendosi nel magico incanto della città che ammalia con l’architettura islamica, le sue moschee, le fontane e i giardini, gli incantevoli riad e gli imperdibili souq.
I periodi migliori per visitarla sono la primavera e l’autunno, quando il clima è semplicemente ideale: nè troppo caldo, nè freddo.


cose da vedere.
A Marrakech non esisitono mezze misure. E allora, una volta sbarcati a Marrakech l’ideale sarà baipassare acclimatamenti e un approccio graduale, immergendosi immediatamente tra le strade labirintiche e confusionarie della Medina di Marrakech. Lasciarsi conquistare dagli odori e dall’ambientazione esotica, dai colori e dalle meraviglie dell’architettura della città vecchia, racchiusa dalle mura.
Il cuore pulsante della Medina è piazza Jama‘a el-Fnaa, che fondata nellXI secolo un tempo si estendeva fino alla Moschea Ben Youssef, nella cosiddetta Medina Alta. Una visita a questa piazza caratteristica è imperdibile durante le ore notturne quando incantatori di serpenti, giocolieri e acrobati si esibiscono nella grande piazza insieme alle orchestre dei Gnawa, che invadono del ritmo travolgente ed ossessivo l’area.
A nord la piazza confina con il quartiere dei Suq, dove respirare tutto d’un fiato l’essenza dell’atmosfera marocchina. Ad est Jama’a el-Fnaa confina invece con la Kasbah, la vera e propria cittadella, fatta di intricate stradine e vicoli. E’ qui che si trovano i legendari giardini Agdal dove i sultani marocchini hanno accolto per secoli dignitari e cerimonie, tra alberi da frutta ed ulivi secolari che si specchiano nell’acqua. L’entrata al quartiere avviene attraverso l’antica porta Bab Agnaou, scolpita nella tipica pietra bluastra che sembra chiamare colore a seconda dell’umore della città.
A sud del nostro punto di riferimento si trova invece la zona delle Tombe Sa ‘didi a cui si accede attraverso la Moschea della Kasbah. Qui vicino si trova anche il Palazzo Reale, Palais el-Badi, ed alle sue spalle il Mellah, il quartiere arabo.
Nella città nuova è imperdibile la visita ai giardini Majorelle ed al Ciber Park, un parco costruito a fini didattici che insieme alla presenza di alberi e ampi viali è provvisto di una sala telematica, colonnine touch-screen e wireless gratuito.

Da non peredere.
Le Tombe dei Saddidi, sono rimaste nascoste ad occhi indiscreti fino all’inizio del XX secolo. Fuggirono infatti al saccheggio della città da parte del Moulay Ismail che preferì sigillare l’entrata ai sepolcri, probabilmente per amore della superstizione. Mantengono quindi intatta l’opulenza e la ricchezza di decori che avevano un tempo, quando servirono da luogo di sepoltura agli sceriffi, i discendenti del Profeta Maometto.

Intrattenimenti.
La maggior parte dei bar e dei locali a Marrakech aprono tardi e sono frequentati esclusivamente da uomini. Gli hotel d‘altro canto organizzano serate ed eventi; si tratta solitamente delle strutture più lussuose e quindi di eventi di una certa eleganza.
Il Festival del Folclore a giugno è un evento tutto dedicato alla cultura berbera, che richiama artisti da tutto il paese. Si svolge nei giardini del maestoso Palais el-Badi e ogni anno è incentrato su un tema differente. Da non perdere la famosa fantasia, una carica della cavalleria berbera che si svolge tutte le sere al tramonto davanti ai bastioni nei pressi di Bab el-Jedid

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MAROCCO.--DOVE MANGIARE...

Ristoranti
 I ristoranti più rinomati si trovano negli alberghi di lusso, nelle località di villeggiatura e nei villaggi turistici. Questi locali offrono una cucina internazionale e marocchina a prezzi europei. Nel centro delle città nuove o sulla piazza principale della medina si possono comunque trovare ristoranti che propongono una cucina marocchina tipica o francese, di ottima qualità e a prezzi abbordabili, mentre i ristoranti più semplici si trovano all’interno delle città vecchie o attorno alle stazioni.

BevandeLa bevanda nazionale del Marocco è il tè, che viene preparato caldissimo a qualsiasi ora del giorno con tè verde cinese, foglie di menta fresca e molto zucchero.
Cucina tradizionaleI piatti marocchini sono il risultato di una fusione di gusti e sapori che derivano da quattro cucine diverse: alla base vi è la tradizione araba e berbera dei nomadi, sulla quale si innestano le influenze orientali ebraiche e quelle ispano-andaluse e infine l’uso francese. Si consumano generalmente la carne di montone, di vitello o carni bianche, di pollo in particolare, accompagnate da olive, hassissa (purea di ceci condita con olio di oliva), insalata e pane. La tradizionale focaccia rotonda sta venendo gradualmente sostituita dalla baguette di origine francese. Come dessert è comune l’uso della frutta fresca. Il cous cous è una specialità conosciuta in tutto il mondo. L’ingrediente principale è la semola di grano duro, cotta a vapore o bollita, condita con una salsa a base di verdure e accompagnata con carni insaporite con l’harissa, condimento a base di peperoncino. Il tajine è il piatto base della cucina marocchina e prende il nome dalla caratteristica pentola in terracotta dove viene preparato e servito. In Marocco si cucina anche il pesce, in particolare lungo le coste: i piatti più frequenti sono il tajine con il pesce, l’orata con il couscous o il pesce in salsa di pomodoro. Di origine spagnola è una pasta sfoglia condita con mandorle, uva passa e ripiena di carne di piccione (bstella). Altro piatto tradizionale è il mechoui, carne di montone o agnello cotta alla brace, in un forno di creta o sotto la sabbia. I dolci sono spesso a base di miele, pasta sfoglia e acqua di fiori d’arancio.






Agadir.

Affacciata sulla costa meridionale del Marocco, Agadir è la destinazione da sogno per chi desidera una vacanza al mare, relax e clima ottimale. Baciata dal sole 300 giorni all’anno, può contare su eccellenti strutture ricettive in continuo sviluppo.

Della città vecchia, distrutta dal terribile terremoto del ’60 non rimane molto purtroppo sebbene il possibile per restaurare quello che resta dell’antica Kasbah sia stato fatto.

Ogni periodo dell’anno è il momento giusto per visitare Agadir. Dal 1 luglio al 30 agosto è alta stagione quindi resta preferibile andare ad Agadir in altre date per vivere il meglio del relax e del mare quando la località non appare invasa dai turisti.
cosa da vedere
La più bella e importante attrazione di Agadir è la sua grande spiaggia. Sabbia bianca e finissima che ammorbidisce e rende imperdibile un litorale di 10 km. La posizione, all’interno di una ampia insenatura a riparo dalle correnti e dai venti dell’Atlantico rende il mare ad Agadir sempre calmo e tranquillo. Molti sport acquatici sono praticabili noleggiando l’attrezzatura sulla spiaggia di Agadir. I più originali potranno anche affittare un quad o fare una gita in cammello per esplorare le dune e le bellezze della costa.

La memoria del tragico terremoto rivive sulla collina a ovest di Agadir, l’ancienne Talborjt i cui prati ricoprono i luoghi dove un tempo sorgeva la città. Qui sono sepolte le vittime del terremoto e l'area è considerata una sorta di zona commemorativa.

Dell'antica Kasbah, sulla collina a nord del porto da cui si gode di un bellissimo panorama sulla città, rimane molto poco: un insieme di mura e un arco sono le uniche testimonianze della città distrutta dal terremoto.

Il Museo Municipale espone collezioni collezioni di prodotti tipici marocchini tra cui i caratteristici gioielli berberi, prodotti in terracotta, tappeti e sculture in legno. Aperto dalle ore 10:00 alle 19:00 il costo del biglietto di entrata la museo è di 10 Euro.

Un posto assolutamente da non perdere è la Medina di Agadir situata a 4 km a sud della città. Nata dal progetto di Coco Polizzi, un architetto italiano nato ad Agadir, è una sorta di villaggio berbero ideale. Costruito con materiali e gusto tipico dei villaggi berberi è il luogo in cui trovare le botteghe artigiane e i laboratori. Qui è possibile acquistare gioielli berberi, profumi e boccette di vetro in cui conservare le essenze, oggetti in terra cotta e tanto altro.
Da non perdere:
A soli 15 km a nord di Agadir c’è Taghazout. Un villaggio di pescatori e produttori di olio d’Argan famoso per la sua splendida spiaggia dalla sabbia finissima. La località è sin dagli anni ’60 una sorta di Mecca per gli amanti del surf. Celebre per le lunghe onde è anche il luogo ideale per rilassarsi e divertirsi lontano dalla tavola e dalle onde.
Intrattenimenti:
Le occasioni per divertirsi non mancano ad Agadir dove annoiarsi risulta davvero difficile. Oltre agli sport acquatici e alla bella passeggiata sul lungomare costeggiato da locali, discoteche e bar c’è una grande quantità di campi da golf per riempire le giornate degli amanti di questo sport. Il festival musicale Timitar e il concerto della tolleranza sono le più conosciute manifestazioni di portata nazionale e internazionale che si tengono ad Agadir ma una grande quantità di eventi vengono organizzati all’aria paerta durante tutto l’arco dell’anno

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Alta velocità, è polemica anche in Marocco:

Presentato ufficialmente ad inizio 2010, il progetto per la costruzione del TGV Tangeri-Casablanca è entrato in fase operativa dal settembre scorso. Ma il volere di Mohammed VI, prontamente avallato dalla classe politica, si sta scontrando con l'opposizione della società civile che critica i gravosi oneri di un'opera lontana dalle priorità del paese.
L'idea di dotare il Marocco di un TGV risale al 2003, quando l'ONCF (Office national des chemins de fer, l'azienda ferroviaria nazionale) aveva commissionato alla società francese Systra uno studio preliminare sull'impatto socio-economico della linea ad alta velocità Casablanca-Marrakech-Agadir.
 Da sottolineare che la tratta Marrakech-Agadir è tuttora sprovvista di un normale collegamento ferroviario, mentre quello autostradale è stato inaugurato solo nel 2010.
 I risultati del rapporto Systra, tuttavia, non sono mai stati diffusi e l'ipotesi sembrava accantonata fino all'ottobre 2007, quando Mohammed VI ha firmato il protocollo d'intesa per la realizzazione del tracciato veloce Tangeri-Casablanca (2 ore di percorrenza invece delle attuali 4:45), questa volta senza valutazioni preliminari né studi di impatto, a margine dell'incontro con il presidente Sarkozy.
 L'accordo tra il regno alawita e la repubblica francese, primo partner commerciale e solido alleato politico della monarchia sul dossier del Sahara Occidentale, è rapidamente concluso senza l'apertura di una gara d'appalto.
"Una violazione delle regole di accesso al mercato che riduce la scelta dell'offerta tecnologica e la possibilità di abbassare i costi dell'opera", sottolinea Cap Démocratie Maroc (CAPDEMA), tra le organizzazioni più critiche nei confronti del progetto, il cui costo ammonta a 2,5 miliardi di euro.
 Una violazione che ha avuto come conseguenza immediata il rifiuto da parte della BEI (Banca europea per gli investimenti) di concedere un finanziamento di 400 milioni di euro, contrariamente a quanto era avvenuto per la costruzione del porto TangerMed.
 La decisione, su cui ha pesato il veto tedesco, è stata motivata dalla mancanza di trasparenza e dall'inosservanza dei principi di concorrenza nell'assegnazione degli incarichi

Un treno e una fregata per 25 aerei
   A beneficiare della commessa dell'alta velocità marocchina sono state tre imprese francesi, la SNCF (Société nationale des chemins de fer, proprietaria del marchio TGV), la RFF (Réseau ferré de France) e la multinazionale Alstom (per la fornitura dei materiali), oltre all'azienda ferroviaria nazionale a cui sarà affidata la gestione della nuova linea.
 Il gesto "generoso" del sovrano è così servito a ricucire l'incidente diplomatico "dei caccia" e a stemperare i malumori sorti tra Rabat e l'Eliseo.
 Nel 2006, infatti, il regno alawita aveva manifestato l'intenzione di acquistare 25 aerei da combattimento per rispondere al riarmo della flotta operato dalla vicina Algeria. Ma, dopo un iniziale interessamento al modello Rafale, l'offerta della francese Dassault era stata accantonata a profitto della ben più vantaggiosa proposta americana (F-16).
 Una scelta mal digerita dal neoeletto Sarkozy, che nel 2007 ha minacciato di annullare la visita ufficiale in Marocco in assenza di una compensazione per i mancati introiti dell'industria transalpina.
 Ecco spuntare allora, sul tavolo dell'incontro tra i due capi di Stato, l'accordo per l'acquisto di un fregata Fremm e, soprattutto, il protocollo d'intesa sulla realizzazione del TGV, fiore all'occhiello del catalogo made in France.
 Per Mohammed VI l'occasione è irrinunciabile: costruire il primo treno ad alta velocità del continente africano e del mondo arabo, collegando i due maggiori poli produttivi del paese (Tangeri e Casablanca).
 Il progetto, presentato come "un motore di sviluppo per l'intera economia nazionale", rappresenta una vetrina per il sovrano e per l'intero regno, che può offrire un'immagine di sé dinamica e moderna. Parigi invece, oltre ad aver lavato l'offesa dei Rafale, è riuscita a dar respiro a due società di assoluta importanza strategica (SNCF e RFF), messe in ginocchio proprio dalla scarsa redditività del "modello TGV".

"Fallimento ad alta velocità"
Nel settembre 2011, mentre il Marocco - scosso dalla contestazione politica e sociale - celebrava l'inizio dei lavori della nuova linea, il TGV francese ha festeggiato i suoi primi trent'anni.
 Il bilancio, tuttavia, a parte l'accorto lavoro di marketing non sembra tra i più positivi.
Le locomotive lanciate a 320 km/h, infatti, pur rimanendo un simbolo di progresso tecnologico, hanno aperto una voragine finanziaria nelle casse delle due società di Stato, a causa dei costi proibitivi e delle spese di mantenimento.
 Come spiega il giornalista Marc Fressoz nel libro "Faillite à grande vitesse" ("Fallimento ad alta velocità"), la RFF e la SNCF hanno accumulato dei debiti insolvibili con il Tesoro, benché quest'ultima goda di una situazione di monopolio nei traffici interregionali.
La "dottrina dell'alta velocità", inoltre, si è andata affermando a discapito dei collegamenti secondari, in costante declino in termini di qualità e investimenti, nonostante il volume dei passeggeri interessati sia nettamente superiore a quello del TGV (che conta 1,8 miliardi di viaggiatori dal 1981, contro 21 miliardi, nello stesso periodo, per la restante rete ferroviaria nella sola regione parigina).
 Anche nel caso marocchino, il peso di un progetto faraonico e di dubbia utilità rischia di avere, più che l'effetto trainante annunciato dalle autorità, delle gravi ripercussioni su un'economia nazionale già compromessa dal crescente indebitamento e dal deficit ormai strutturale della bilancia commerciale.
 Dei 2,5 miliardi di euro necessari per il TGV, riferisce l'associazione CAPDEMA, solo il 4% sarà costituito da finanziamenti a fondo perduto mentre il 27% graverà direttamente sul budget a disposizione dell'esecutivo e il restante 69% sarà sostenuto dai prestiti francesi e delle monarchie del Golfo.
 Prestiti a "condizioni vantaggiose", si ostinano a ripetere gli uffici ministeriali, ma i finanziamenti ottenuti, a tassi variabili, saranno comunque soggetti alle oscillazioni dei mercati e determineranno un aumento della pressione sul debito contratto.
 Quanto alla fruibilità e al ritorno economico dell'opera, l'ONCF non sembra avere dubbi sul successo dell'alta velocità e avanza una previsione di 8 milioni annui di passeggeri e un tasso di rendita del 12% (il doppio del TGV francese), senza però specificare su quali basi ha effettuato il calcolo né quale sarà il prezzo del biglietto per l'utente.
 Un dettaglio non trascurabile per un paese in cui più di un quarto della popolazione vive in condizioni di povertà (fonte UNDP) e il salario minimo non oltrepassa la soglia dei 200 euro (quando si ha la fortuna di ottenerlo).
 La propaganda - agenzia stampa ufficiale, giornali, televisioni - insiste sull'efficacia del TGV Tangeri-Casablanca, sottolineando la netta riduzione dei tempi di percorrenza.
 L'argomentazione, tuttavia, è definita "sterile e demagogica" dall'associazione Attac Maroc, che attraverso il portavoce Hassan Akrouid replica: "in primo luogo bisognerà vedere quanti potranno permetterselo".
 "In ogni caso, la maggioranza dei viaggiatori sull'asse Tangeri-Rabat-Casablanca ha altre preoccupazioni che l'attuale durata del tragitto. Per esempio il costo della tariffa, o la qualità e la regolarità del servizio. A cosa serve guadagnare due ore se i treni continuano a farne tre di ritardo o ad essere soppressi?".
 Le voci critiche, sempre più frequenti, non provengono soltanto dalle reti degli attivisti o dalle associazioni militanti.
 Perfino alcuni noti economisti hanno iniziato ad esprimere pubblicamente le loro perplessità sulla pertinenza del progetto. Come ad esempio Mohamed Berrada, ministro delle Finanze sotto Hassan II e non certo una figura legata al panorama dissidente, che ha dichiarato al mensile Economie & Entreprises: "Anche se non avessimo investito nel TGV, il tasso di crescita non sarebbe stato in alcun modo compromesso. In questo periodo di crisi sarebbe stato meglio finanziare dei piani di sviluppo per la creazione di impiego".

Stop TGV
 A sollevare le polemiche non è solo la questione del finanziamento dell'opera, ma anche la maniera in cui è stata imposta alla popolazione e ai suoi rappresentanti in Parlamento, rimasti all'oscuro dei dettagli fino all'inizio dei lavori nonostante il forte impatto (economico, strategico, ambientale) sull'intera comunità.
 Il progetto dell'alta velocità, infatti, è stato voluto e deciso dal Palazzo, un "capriccio reale" come l'ha definito il giornalista Ali Amar, e in Marocco, sebbene si tengano elezioni e si succedano governi, né i ministri né i parlamentari hanno mai osato contestare una decisione del sovrano, che controlla l'esecutivo e, nel caso specifico, nomina il direttore dell'ONCF e il suo consiglio di amministrazione.
 Esempio emblematico a questo proposito è l'attitudine mostrata dal partito islamico (PJD), vincitore delle ultime legislative, il quale ha confermato la realizzazione del TGV al momento della presentazione del programma di governo (gennaio 2012), benché un noto esponente della formazione - solo qualche settimana prima - avesse definito il progetto "catastrofico per un paese dove parte della popolazione vive ancora in condizioni degne della preistoria".
 Quanto ai cittadini, al di là della retorica sulla bonne gouvernance che ha accompagnato la nuova Costituzione (luglio 2011), la loro incidenza sul processo decisionale resta ininfluente.
 Per cercare di rompere con la logica "del fatto compiuto", alcune organizzazioni della società civile (Transparency, Attac, CAPDEMA, Azetta, BDS…) si sono fatte promotrici della campagna STOP TGV, a cui hanno già aderito circa cinquanta associazioni e il movimento dissidente "20 febbraio".
 L'obiettivo della campagna, spiega l'imprenditore Omar Balafrej, è sollevare un dibattito pubblico e portare a conoscenza dei marocchini le reali implicazioni "di un'opera insensata e gravosa", che toglierà risorse a settori di sviluppo prioritari: "La nostra petizione, oltre a chiedere l'abbandono immediato del progetto, avanza proposte alternative il cui beneficio non sarà rivolto solo ad un'esigua minoranza".
 "Con lo stesso budget riservato all'alta velocità, ossia il doppio di quello destinato alla sanità e due terzi di quello a disposizione del governo per i nuovi investimenti, si potrebbero costruire 36 mila comparti industriali, 25 centri universitari ospedalieri o 25 mila scuole nelle zone rurali e di montagna".
 "Chiediamo un confronto aperto con l'ONCF - insistono i membri del collettivo anti-TGV - la nostra rete ferroviaria, certo più evoluta rispetto ad altri Stati della regione, è rimasta intatta o quasi dalla fine del Protettorato".
 "Perché non prendere in considerazione, per prima cosa, l'estensione del tracciato fino ad Agadir [sud], Tetuan, Nador [nord] e Errachidia [est]? Quanto ai vantaggi della velocità, i nostri treni potrebbero viaggiare a 160 km/h, ma la loro andatura difficilmente supera gli 80 km/h a causa delle lamentabili condizioni dei collegamenti. Basterebbe una manutenzione più efficiente per ridurre in modo considerevole la durata dei tragitti".
 La parabola del TGV sembra riassumere fedelmente l'immagine di un paese che, nonostante i piani di sviluppo nazionali (INDH) e internazionali (UNDP), nonostante le riforme e i cambiamenti prospettati per l'avvenire, continua a procedere a due velocità differenti.
"In Marocco - conclude Hassan Akrouid - c'è una prima classe che detiene la gran parte delle risorse e può permettersi tutto, non conosce crisi né austerità, e c'è una seconda classe invece, ben più numerosa della prima, che manca delle infrastrutture di base, a volte perfino dei generi di prima necessità, e che lotta ancora oggi per reclamare diritti sociali e dignità".
 Una prima classe, insomma, che fra qualche anno potrà viaggiare su treni di lusso a 320 km/h, fare colazione a Tangeri e pranzare a Casablanca, e una seconda classe che continuerà ad andare a piedi o a percorrere anche 100 km per raggiungere l'ospedale più vicino.
fonte_
http://www.osservatorioiraq.it/alta-velocit%C3%A0-%C3%A8-polemica-anche-in-marocco.

5 commenti:

  1. Marrakech, o Marrakesh (in arabo مراكش, traslitterato Marrākiš) è una città del Marocco situata al centro-sud del Paese, a circa 150 km dalla costa dell'oceano atlantico.

    Abbastanza vicina alle montagne dell'Alto e del Medio Atlante, in linea d'aria dista circa 50 km dal massiccio del Djebel Toubkal (in lingua tamazight Ighir n Tugshal, 4.165 m s.l.m.), la cima più elevata del Marocco.

    Nel 1994 fu la sede degli "Accordi di Marrakech", grazie ai quali fu istituito il WTO (World Trade Organization

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  2. Si ritiene che Marrakech sia stata fondata all'inizio della dinastia almoravide, fra il 1062 ed il 1070, da Yūsuf ibn Tāshfīn, un importante capo militare che - dopo aver conquistato il nord del Marocco - occupò al-Andalus in seguito alla sconfitta dei re cristiani in Spagna.

    Agli Almoravidi, seguì la dinastia almohade e, nel 1184 salì al trono Yaʿqūb al-Mansūr, il terzo discendente della dinastia, che arricchì la città di opere importanti, facendo erigere la nuova Qasba e l'imponente moschea detta Kutubiyya. La sua corte fu frequentata da poeti e filosofi fra i quali Ibn Rushd (più noto come Averroè).

    I regni almoravide e almohade durarono circa 2 secoli ed attorno al 1220 la città fu saccheggiata, distrutta e quindi ricostruita finché, all'inizio del XVI secolo passò alla dinastia dei Saʿdidi i quali ridettero impulso alla città. Risale a questo periodo la costruzione del palazzo al-Badi come pure i mausolei delle tombe Saʿdidi.

    A questo periodo seguì la dinastia alawita il secondo discendente della quale, Mulay Ismāʿīl, in seguito ad un conflitto fra le dinastie, ebbe il sopravvento e rase al suolo la città ad eccezione delle tombe saʿdidi, quindi scelse Meknes come capitale. Da quel periodo ai giorni nostri non vi furono grossi avvenimenti nella storia della città e Marrakech rimase una città imperiale, importante come base meridionale per controllare le tribù berbere.

    Tra il XVII ed il XIX secolo la città perse molta della sua importanza commerciale che riacquistò alla fine dell'800 e che durò fin oltre l'arrivo dei Francesi. A partire dall'indipendenza da questi, Marrakech si è ingrandita notevolmente anche a causa della consistente migrazione di Marocchini provenienti dall'Atlante.

    Al giorno d'oggi Marrakech conta circa 1.460.000 abitanti ed è senz'altro la città più nota del Marocco e seconda a Casablanca per le attività commerciali.

    Dalle elezioni del 12 giugno 2009 che hanno visto la vittoria di Fatima al-Mansouri sul sindaco uscente Omar al-Jazuli, Marrakech ha per la prima volta un sindaco donna; è la seconda città del Marocco dopo Essaouira a raggiungere questo traguardo[1][2].

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  3. Marrakech, cala l'occupazione alberghiera
    Secondo il Centre régional du tourisme di Marrakech il numero dei pernottamenti 2011 risulta in calo del 7,8% e il tasso di occupazione alberghiera si è ridotto del 5%. Nel 2011 gli arrivi sono stati 1,59 milioni, il 25% in meno rispetto agli obiettivi. A soffrire meno sono gli hotel di lusso (-2 %) mentre l'occupazione scende del 16% negli hotel a due stelle. Intanto sono slittate al 2012 le aperture dei nuovi hotel Palais Namaskar, Taj Marrakech e Selman, previste inizialmente per l'anno scorso mentre il Four Seasons denuncia per il 2011 un tasso di occupazione del 40% e La Mamounia del 43%. Nel 2012 si prevede l'apertura di 11 nuovi hotel a 4 e 5 stelle.

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  4. Il Marocco cerca candidati al Trofeo per il turismo sostenibile
    L'Ente nazionale per il turismo del Marocco e il ministero per il turismo hanno dato il via alla ricerca dei candidati per la quarta edizione del Trofeo per il turismo sostenibile. Lanciata nel 2008, l'iniziativa si pone come obiettivo la promozione di progetti nazionali e internazionali dedicati allo sviluppo sostenibile del Marocco. I trofei verranno consegnati durante il Forum per lo sviluppo sostenibile di Rabat, il 16 maggio 2012. Il trofeo è rivolto a tutti i tour operator, le agenzie di viaggio, gli hotel, le guide e i trasporti turistici, le associazioni, le organizzazioni non governative e altri attori del turismo sostenibile. Per maggiori informazioni www.tourisme.gov.ma/francais/7-actualites/20120224_1.htm

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